Piercarlo Morello: il primo laureato, in magistrale, autistico a Padova

 

In merito alla disabilità è frequente la tematica delle barriere architettoniche, della necessità di abbatterle, dell'impegno di chi se ne fa carico, impegno che, stavolta, scardina una barriera differente. È la barriera di un autismo severo, di cui Piercarlo Morello, 33enne trevisano, è affetto, a decadere.

Decade per mano sua, con una laurea magistrale in Scienze umane e pedagogiche conseguita all’università di Padova, con un punteggio di ben 96 punti su 110. È l’unico caso ad ora conosciuto.

Inclusione e ben-essere sociale: una storia di autismo per capire

Piercarlo Morello: il primo laureato, in magistrale, autistico a Padova - cerimonia di laureaPiercarlo si presenta davanti alla commissione con una tesi su se stesso dal titolo “Inclusione e ben-essere sociale: una storia di autismo per capire". Lui che non parla, che per comunicare si serve di un facilitatore, ha estrapolato da dentro di sé concetti e sentimenti tanto lineari quanto allo stesso tempo profondi e profondamente chiari, in merito alla sua condizione e a come è stato sino ad oggi vivere e districarsi, con la sua disabilità, all’interno della società.

È lui il primo a scrivere di barriere, non architettoniche ma morali, barriere create – scrive – dal concetto applicato di disuguaglianza. Alle scuole elementari e medie, racconta, è sempre stato affiancato da insegnanti di sostegno, in luoghi che non erano la sua classe, luoghi esclusivi, mai inclusivi, dove per anni ha svolto compiti che hanno presto smesso di stimolare la sua mente, cui è stato affibbiato un limite poi privo di fondamenta, un limite sconosciuto persino a chi lo imponeva.

Ha imparato a leggere mentre gli insegnanti impartivano lezione ad altri, ma non potendo parlare non poteva dirlo.

E dunque scrive:

Vivevo in prigioni di cristallo,

prigioni di voce negata

e di parole che non sono espressione di dovuta fiducia.

I medici neuropsichiatri che seguono Pier sin da bambino, non hanno gridato “al miracolo”, perché scientificamente, e la scienza non mente, è impossibile sconfiggere l’autismo; c’è però un lato più umano, che afferma, perché almeno questo si può dire, che “uno su mille ce la fa”. E Pier è questo “uno su mille”, che non parla, ma dice molto, a modo suo, e ancora a modo suo abbatte barriere non architettoniche bensì di pensiero, e forse per questo persino più ostiche, andando a raggiungere un traguardo non contemplato per chi soffre di autismo.

Ha dato a se stesso la fiducia che gli è stata negata. Ha scardinato quella barriera quasi imposta, reale sì, ma ingigantita, mai prettamente sua. Ha mostrato i pregi della disuguaglianza, eliminandone i pregiudizi diventati quasi dogmatici.

Ma poi, c’è da chiedersi, essere diversi non è talvolta sinonimo di determinazione?