Kevin Hayley paraplegico in giro per l'Australia su sedia a rotelle di Emma White

I 4 mesi di campeggio che ci hanno quasi distrutti

di Emma White

 

Mesi dopo che Kevin Hayley era diventato paraplegico, lui e la sua compagna Emma intrapresero un viaggio di 18.000 chilometri in giro per l'Australia.

Broken: A Memoir”, il libro di Emma White sulla loro avventura, è pubblicato da Melbourne Books.


“Che diavolo sto facendo? Questo è completamente folle” pensai, osservando il mio ragazzo Kev che faticosamente vomitava in una vaschetta di plastica. Si accasciò, tremante ed esausto, tornando a una pila di lenzuola fetide, riscaldate dalla febbre.

Siamo stati rintanati in una stanza di un motel a Warrnambool, sulla costa sud-occidentale dello Stato del Victoria, il secondo giorno di un viaggio in campeggio di quattro mesi in giro per l'Australia. Accanto al letto, lo aspettava una nuova sedia a rotelle lucida che ancora non sapeva come usare.

“Morirà, se continua così” sibilò mia madre, la voce gracchiante di preoccupazione. Mi disse che era da irresponsabile portare un uomo da poco disabile ad accamparsi nell'entroterra, a miglia di distanza da qualsiasi ospedale. Aveva programmato di accompagnarci attraverso il Nullarbor australiano e ora, chiaramente, aveva seri dubbi.

Forse aveva ragione - la mia mente era piena di preoccupazioni. Cosa succederebbe se cadesse e avessimo bisogno di aiuto? O meglio, dovrei chiedere aiuto? Uno psicopatico potrebbe ucciderci e seppellirci nel deserto da qualche parte. Kev potrebbe essere morso da un terribile serpente taipan e non accorgersi di niente. Potrebbe sfiorare una medusa Irukandji mentre nuota, o toccare un pesce pietra in agguato sul fondo del mare.

Per non parlare delle innumerevoli preoccupazioni mediche che accompagnano qualcuno che è paraplegico. Sabbia e germi potrebbero penetrare nel suo sistema di cateterizzazione che, invece, dovrebbe rimanere sterile, portando un'infezione renale, o un avvelenamento del sangue. Colpo di calore, piaghe da decubito e disreflessia autonomica, un sistema nervoso potenzialmente letale, fuori dal comune - come in tutti i soggetti con lesioni spinali, in particolare nel caldo micidiale di un'estate australiana. Sentivo che stava andando in iperventilazione.

Cinque mesi prima, mentre conduceva un'indagine geofisica nel nord del Canada, Kev era caduto da una scogliera, fratturandosi una gamba, bucandosi un polmone e spezzandosi la schiena. Per ore era rimasto immobile nella foresta oscura, incapace di sentire la parte inferiore del suo corpo e sperando disperatamente di non attirare l'attenzione dei molti orsi e lupi che aveva visto nelle vicinanze.

Nel reparto spinale dell'ospedale di Vancouver, un'infermiera mi ha indirizzato verso una stanza nella sezione di terapia intensiva, dove l’unica luce era quella soffusa dei dispositivi di monitoraggio, apparentemente infiniti. Kev giaceva immobile, circondato da apparati e macchine impressionanti che pompavano, succhiavano, gocciolavano e lo tenevano in vita. Piccoli pezzi di sporcizia, di sangue e di alberi arruffavano i suoi lunghi capelli e il suo volto, parzialmente oscurato da una maschera di ossigeno, ed era graffiato e coperto di fango.

Kevin Hayley con la compagna Emma WhiteUna parte di me aveva sperato di trovarlo seduto sul letto a leggere una rivista, con una gamba fissata a pulegge e funi sopra la sua testa, salutandomi con un cordiale, "È così bello vederti, piccola." Ma, purtroppo, non era affatto così. Per la prima volta ho pensato che poteva morire.

Tubi endovenosi attorcigliati, aghi affondati nel collo e nelle mani abbronzate - mani grosse e intelligenti, ben formate per tenere martelli e chiavi inglesi, ora talmente gonfie che le sue dita assomigliavano a salsicce cotte troppo vicine e sul punto di spaccarsi. Aprì gli occhi iniettati di sangue e sussurrò roco attraverso le labbra screpolate e sanguinanti: "Non piangere, bella figliola".

Una forte pressione si adagiò sul mio petto e mi tolse il respiro. Cinque giorni dopo, il neurochirurgo gli disse gentilmente che non avrebbe più camminato.

Kev e io ci eravamo conosciuti un paio d'anni prima, lavorando entrambi in una stazione sciistica della British Columbia. Quell'estate, guidammo attraverso le montagne di Rocky, Kootenay e Selkirk in cerca di un paese selvaggio, e attraverso il sole di mezzanotte in Alaska sulla sua Volkswagen Kombi del 1977. Era di un color arancione da strega, e Kev aveva anche attaccato l’adesivo ”Fukengruven” sul finestrino posteriore [della campagna pubblicitaria di Volkswagen del 1990 negli Stati Uniti, ndt], e la ruggine si insinuava come un lichene in tutta la macchina, ma Kev la adorava.

Abbiamo dormito lungo le strade forestali e nei campeggi senza porte per poter uscire di nascosto senza pagare; mangiavamo il salmone e il temolo artico catturati nella sua canna da mosca, e andavamo spesso in alta montagna. La pioggia cadeva morbida sulla neve tardiva che scricchiolava sotto i nostri piedi, mentre il suono scricciolante dei ghiacciai in movimento giungeva inquietante alle nostre orecchie. Ero preoccupata per gli orsi e - dopo aver visto una volta le loro impronte sulla neve - anche dei puma, ma lui mi illustrò tranquillamente le precauzioni necessarie, portò degli spry anti-orso attaccati alla sua cintura, e cantò ad alta voce quando ci avvicinammo alle chiazze delle bacche preferite dagli orsi. Le marmotte fischiavano e gli insetti ci ronzavano intorno mentre la sua mano calda stringeva la mia.

Ma questo era prima.
Sei settimane dopo il suo incidente, quando Kev fu trasferito all'ospedale di riabilitazione spinale, il suo obiettivo era passato dal "camminare fuori di qui" a "essere il miglior paraplegico possibile”. Stava imparando a stare seduto senza l’aiuto dei muscoli della schiena, come muoversi dentro e fuori dalla sua sedia a rotelle e come fare una bella impennata sollevando le ruote anteriori e bilanciando le due grandi posteriori.

Ogni ulteriore sfida è stata raccolta con silenziosa dignità, determinazione e positività pragmatica. Ma entrambi avevamo da imparare molto più di quello che ci potevano insegnare in riabilitazione. Sapevamo che tipo di vita volevamo vivere e avevamo bisogno di capire come riuscire ad ottenerlo.

In un momento in cui anche un viaggio senza calamità dall'ospedale al ristorante era un grande risultato, il pensiero del campeggio era terrificante. Tuttavia, pianificare un viaggio significava poter smettere di guardare indietro alle nostre vite passate e iniziare a guardare avanti, verso l'avventura. Poteva distrarci.

Kevin Hayley, paraplegico, in giro per l'Australia su una sedia a rotelle: di Emma White Quindi volammo a Melbourne, comprammo una Toyota Hilux, installammo comandi a mano poco raccomandabili che consentirono a Kev di guidare (poco più che mazze da golf attaccate ai pedali) e ci rifornimmo di medicinali, materiale da campeggio e grandi quantità di antibiotici e neuro-soppressori che sarebbe stato difficile trovare al di fuori delle grandi città.

Da Melbourne viaggiammo verso ovest, attraversando il Nullarbor, con mia madre ansiosa e iperprotettiva, attraverso il remoto nord-ovest con in spalla uno zaino britannico dallo spirito libero, e poi lungo la verdeggiante costa orientale.
La logistica di un simile viaggio in un momento in cui molti pazienti con lesioni spinali restano al sicuro in ospedale ha avuto un forte impatto negativo su entrambi. Stava imparando a vivere su una sedia a rotelle in un paese difficile e impegnativo, e io stavo lottando per accettare la sua paralisi e i cambiamenti che aveva portato nella nostra vita. La nostra relazione era appesa a un filo.

La salute di Kev era al limite, con le infezioni delle vie urinarie che si alzavano come furetti nel gioco acchiappa la talpa, mentre prendeva tonnellate di medicine. Un'infezione particolarmente sgradevole divenne sistemica a Karinjini, nell'Australia occidentale, a causa della polvere nel vento e delle formiche che, nella casetta del campeggio, brulicavano sulle sue gambe immobili, cospirando per impedirci un cateterisma regolare.

Si è scottato il polpaccio in una poltiglia di lacrime e vesciche, appoggiandolo contro un basalto cotto al sole in una piscina fuori Katherine, e si è trovato con diverse piaghe inspiegabili che speravamo non fossero un qualche quietante parassita tropicale. Le cadute erano frequenti a causa della sua inesperienza quando si spostava o si trasferiva dalla sedia a rotelle e anche degli improvvisi spasmi che colpivano i suoi muscoli sabotando i suoi trasferimenti e facendolo cadere lateralmente.

Sono diventata abile a svitare le porte dai cardini per fornire qualche centimetro in più di spazio. Due stecche di legno erano sufficienti come rampe improvvisate e una sedia da giardino in plastica fungeva da sedia per doccia. Dopo innumerevoli tentativi, la prima volta che Kev si trascinò autonomamente nella sua sedia a rotelle da terra si trovava in un remoto campeggio sulla spiaggia vicino a Exmouth, nel Western Australia. Sapeva fare un'impennata nella sabbia profonda, sapeva trovare un modo per arrampicarsi su e giù per le scale - sollevando le gambe dietro di sé - e scendeva i gradini e saltava sui cordoli come un bambino su una BMX.

Kevin Hayley con compagna Emma White in AustraliaAbbiamo fatto snorkeling a Ningaloo a ovest e nella Grande Barriera Corallina a est, guidato i cammelli sull'iconica Cable Beach di Broome, navigato i fiumi gonfiati dai monsoni, ammirato un’invasione di mosche e subito il calore malevolo del deserto, mangiato pesce di barriera condito con sabbia e birra.

Kev ha imparato a nuotare e ad installare una tenda da una sedia, ma soprattutto, da qualche parte in una foresta pluviale a nord di Cairns, ha perfettamente definito la sua idea di vivere in pace con una disabilità:

"Cercherò di non arrabbiarmi troppo per le cose che non posso fare almeno fino a quando non avrò sperimentato tutte quelle che invece posso ancora fare”, ha detto.

Abbiamo parlato di ciò che avevamo perso e abbiamo ritenuto prezioso ciò che abbiamo potuto conservare. Abbiamo imparato a comprendere le reali limitazioni di Kev, invece di prendere per buono quello che altri ci avevano prospettato, e ci siamo resi conto che per quanto fosse realmente una schifezza che fosse successo l'incidente, alla fin fine, non era - come temevamo inizialmente - la fine di tutto.


Note

La biografia di Emma White “Broken: A Memoir” è pubblicata da Melbourne Books.

Emma White scrive sul blog broken-ekwhite.com.

Questo articolo è stato tratto e liberamente tradotto dall'articolo in inglese "Around Australia in a wheelchair: the four-month camping trip that almost broke us", sul sito di The Guardian. È possibile leggere l'articolo in lingua originale a questo link.