AlterEgo: il dispositivo che trasforma i pensieri in parole

La tecnologia si spinge sempre oltre: AlterEgo, il nuovo dispositivo che traduce automaticamente i pensieri in parole e li trascrive.

Vi è mai capitato di pensare a qualcosa di importante e di dimenticarvelo dopo poco? Il MIT Media LAB (il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology), con la collaborazione dell’Università della California, ha pensato alla realizzazione di un dispositivo che consente ai pensieri di poter essere trascritti: AlterEgo.

La tecnologia sembra spingerci sempre di più verso quel futuro fantascientifico che abbiamo imparato a sognare dai grandi film. L’infinità di informazioni e la quantità di strumenti a nostra disposizione è sempre più illimitata.

Questo futuro si chiama AlterEgo e  pur non essendo ancora un Avatar potrebbe rivoluzionare il nostro rapporto con la tecnologia. L’idea spregiudicata e ardita è nata da alcune ricerche ad opera di Arnav Kapor, il quale chiedendosi se fosse possibile ottenere una piattaforma interna in grado di fondere l’uomo e la macchina, pare che per ora sia arrivato ad una soluzione intermedia.

Il Giappone ci è arrivato anni fa con l’invenzione di un dispositivo che, attraverso un sensore poggiato sulla fronte, permetteva di poter muovere un paio di orecchie robotiche con il solo uso del pensiero e delle emozioni.

AlterEgo: illustrazioniNei fumetti degli "X-Men", come nei relativi film, il professor Charles Xavier ha creato "Cerebro" un dispositivo molto simile ad AlterEgo usato nella storia dal Professor X per individuare telepaticamente nel mondo tutti gli X-Men.

Non è un caso che i ricercatori di AlterEgo abbiano simpaticamente affermato: "È come avere dei superpoteri!".

Le teste a capo all'invenzione del dispositivo AlterEgo sono Arnav Kapur e Pattie Maes, studiosi della facoltà di ingegneria presso il Massachusetts Institute of Technology: i due hanno lavorato a lungo alla realizzazione di questo progetto, partendo dall’esempio di Siri e di Google che, col solo comando vocale, permettono di fare ricerche nel web.

Il prototipo AlterEgo

Ricerca scientifica - AlterEgoLa struttura dell’apparecchio wearable AlterEgo in questione è semplice, ma complessa allo stesso tempo, poiché comprende una serie di sensori e recettori nascosti nelle due parti che lo compongono: un gancio rigido da ancorare all’orecchio destro consente l’ascolto della voce del dispositivo, mentre una fascia sensoriale posizionata sulla mandibola e sulla parte destra del mento percepisce i segnali campati dal cervello ai muscoli facciali.

AlterEgo è in grado di lavorare traducendo gli impulsi che il nostro cervello invia ai muscoli facciali quando pensiamo e non parliamo.

L’auricolare di AlterEgo, inoltre, è in grado di comunicare senza schermare completamente l’udito di chi ne usufruisce.

Il sistema messo a punto non recepisce quindi i comandi vocali bensì la sub-vocalizzazione, cioè l'immagine mentale del suono delle parole, solitamente prodotta nella mente di chi legge o ragiona o pensa a ciò che vorrebbe dire.

La sub-vocalizzazione è ancora un territorio inesplorato per le interfacce di computing. Questa attività non produce suono, ma può essere tracciata attraverso i recettori dei muscoli facciali, e dunque i ricercatori hanno condotto alcuni esperimenti posizionando degli elettrodi sulla faccia di alcuni volontari, chiedendo loro di “pensare mentalmente” le medesime frasi. Hanno quindi individuato sette posizioni particolarmente significative per tracciare le parole subvocalizzate.

AlterEgo: il prototipoPer creare AlterEgo, i due studiosi hanno dovuto localizzare le sette aree della gota nelle quali il cervello trasmette gli impulsi: è bastato posizionare sedici elettrodi nella zona in questione, permettendo quindi di registrare i segnali trasmessi dal cervello e quindi individuare i sette recettori principali delle informazioni.

AlterEgo è ancora un prototipo in grado di identificare le cifre da 0 a 9 e un vocabolario di circa 100 parole. La precisione durante i test è stata stimata attorno al 92%. 

Inoltre è in grado di riconoscere al 90% la "voce” di chi lo porta, ed è in grado di rispondere ad un alto numero di domande: i test condotti fino ad ora hanno richiesto un totale di 31 ore per far sì che il dispositivo fosse in grado di rispondere alle domande che gli venivano poste. 

Messo alla prova su dieci soggetti, AlterEgo ha dimostrato di cavarsela molto bene. Per ogni individuo, nel primo quarto d'ora il sistema ha adattato il proprio software di calcolo alla neurfisiologia specifica di quella persona, e nella successiva ora e mezza ha “ascoltato” e interpretato le parole non dette con un'accuratezza finale del 92%.

Il gruppo di ricerca è attualmente al lavoro per estendere le abilità dell'applicazione a un vocabolario più vasto. E c'è chi, come il professor Thad Starner del Georgia Institute of Technology College of Computing, intravede un grande potenziale in AlterEgo, immaginando per esempio un sistema utilizzabile in ambienti di lavoro molto rumorosi come aeroporti, aerei o fabbriche.

Esperimenti simili

AlterEgo: il dispositivo che trasforma i pensieri in parole

Sistemi e apparecchiature in grado di gestire le informazioni come AlterEgo erano già stati creati: il noto Cosmologo e Fisico Teorico Stephen Hawking, scomparso il 14 Marzo 2018, usufruiva di un’interfaccia predittiva progettata da Intel, chiamata Acat, che permetteva ad Hawking di formulare attraverso un sensore infrarossi le frasi e pronunciarle attraverso un sintetizzatore vocale.

Il sistema utilizzato dal noto luminare prevedeva un riconoscimento via infrarossi dei movimenti quasi impercettibili del muscolo della guancia, permettendo quindi al cursore sulla tastiera dello schermo di spostarsi a seconda dei segnali che il cervello di Hawking mandava.

Arnav e Pattie hanno dichiarato: "La motivazione alla base della nostra ricerca e della realizzazione di AlterEgo era quella di dare vita a un dispositivo di 'Intelligenza aumentata'.

Abbiamo lavorato intorno a un concetto ben preciso: è possibile riuscire a creare un sistema di elaborazione dati che sia più interno nonché in grado di fondere l'elemento umano e quello artificiale così da ottenere una specie di estensione interna della nostra stessa cognizione.”

Il futuro di AlterEgo

Questa tecnologia sembra proprio riuscire in pieno nell’intento, nonostante sia ancora in via di sviluppo. Infine la domanda sorge comunque spontanea: AlterEgo, una volta perfezionato, a chi potrebbe giovare?

Gli studiosi del MIT immaginano diversi impieghi possibili, partendo dalla considerazione di quanto gli smartphone e le loro app siano a volte non troppo immediati o intuitivi da usare.

AlterEgo, per esempio, potrebbe servire a interrogare un assistente virtuale per smartphone o a navigare all'interno del menu di una smart TV. Diverse anche le potenzialità in ambito medico, visto che AlterEgo potrebbe aiutare diverse persone colpite da disabilità a comunicare e interagire con la realtà circostante con il minimo sforzo.

Gli interrogativi e le perplessità rimangono, tanto quanto l’entusiasmo dei più appassionati alla visione del futuro che si sta concretizzando!